non so voi, ma io con i pigiami non vado d'accordo. le camicie da notte poi, per carità. non le trovo né comode, né belle, né secsi.
poi questa orrenda stagione ci mette un bell'asso di briscola, gravando sulla salute e rendendola cagionevolissima. ma ciò non significa che ci si debba abbrutire con degli orridi pigiamoni tipo regalo della nonna all'undicenne malata, colle mucche o con i fiorellini. no eh, MAI.
colpita, come probabilmente la maggior parte delle persone, da un'influenza che, citando un'amica, definirei 'majala', mi trovo chiusa in casa, a miagolare come un gattaccio lagnoso o, peggio ancora, puzzolente.
vuoi per passare il tempo, vuoi per soddisfare la mia voglia di sciòpping, oggi vi sorbite questo pèciuorc di pregevoli oggettini da indossare durante la degenza forzata sul divano, con un bel plaid calderrimo.
siccome in questo momento la mia persona (e non il mio io interiore, che si è recato bellamente a bagasce) vacilla tra il comatoso, il faceto e grottesco, mi è venuta una voglia irresistibile di elencare alcune cose che mi stanno sui coglioni.
1. la tipa dell'aperol che fa ilgesto. indovinate dove glielo metterei, lo spritz (no, non nel serbatoio dell'auto).
2. avrei detto l'onnipresenza delle previsioni meteo ma, ohimé, temo di doverle sostituire con la doppietta clùnei - canalis. peccato, però, che la doppietta sia puntata nella direzione sbagliata.
3. lo sbigottimento diffuso che imperversa come la merda in un wc intasato da quando si è scoperto che sì, gli uomini (sì, anche quelli sposati) vanno con le trans. dice, perché? niente di più semplice: perché quello che ti fa un uomo una donna, se pur dotata di prolunghe plastiche, non te lo fa.
4. il navigatore che ti naviga in dialetto o con le vocine divertenti di persone divertenti di programmi divertenti, su canali divertenti. chi avrebbe mai detto che la congestione in via filzi fosse così spassosa!
5. sapere che, al sabato sera, solo due dvd sono disponibili al videonoleggio sotto casa ('gli amici del bar margherita*' e 'angeli e demoni'). ma per fortuna ho un duecencinquantinajo di dvd da ravanare e (ri)scegliere. ma per sfortuna c'è qualcuno che ha noleggiato un bel film perché 'eri sola, malata, e ho deciso di farti compagnia con un dvd'. 'uhm, stai a vedere che ha trovato per vie misteriose vanishing point', penso, ma poi, prima che una qualsiasi mezz'idea della cazzata che avevo appena pensato attraversasse le mie sinapsi dell'uscita sud mi fa: 'ho preso angeli e demoni!'. ah, ecco. ed è subito crisi epatica.
*il film meno caàto nella storia del videonoleggiosottocasamia.
ed eccomi qui, a letto, col plaid della nonna, con le occhiaje della nonna, con i calzettoni fatti a mano dalla nonna.
mi chiedo se sembro solamente o se sono proprio mia nonna (che era del '13; fatevi due conti e inorridite).
ma invece di lavorare a maglia o fare il punto croce, mi sono messa a rispippolare il tèmpleit di questo blog e a dispensare immagini agghiaccianti di me stessa.
rivolgo la parola (e l'ascella) quasi esclusivamente al mio termometro ricevendo, peraltro, dei messaggi dal mondo soprasensibile che mi fanno gonfiare come la marcuzzi.
non guardo nemmeno scài, per la paura di incappare per sbaglio in un qualche frammento del grande fratello.
e poi forse a voi non lo fa, ma ammé la tachipirina allappa le fauci.
padre (mio) - Porcaeva (sbiancando e tappandosi le nari). amico (suo) - Eh lo so, è che ho fatto il ponte sull'arcata superiore. padre - Sì, ma sotto il ponte c'è uno a cagare!
conversazioni sull'hammam (quello di Marrakech, non quello di Milano).
selotenga - oddio, questa cervicale. che odio. f - ti ci vorrebbe un bel massaggio all'hammam.
perché dopo il massaggio all'hammam sei un altro, sei quasi una persona nuova: oltre a scioglierti, tutte le cellule morte della pelle vengono via. s - apperò. allora quella sottospecie di mattatoio in 'Marrakech express' era solo fuffa? f - beh, che ti massaggiano profondamente per due lire e che devi battere con la mano se senti dolore è vero.
a volte però può capitare che ti si rompa qualche costola. s - ah, dunque con 'persona nuova' intendevi che ti rimborsano la rottamazione?
"Esiste nel mondo una specie di setta della quale fanno parte uomini e donne di tutte le estrazioni sociali, di tutte le età, razze e religioni: è la setta degli insonni. Io ne faccio parte da dieci anni. Gli uomini non aderenti alla setta a volte dicono a quelli che ne fanno parte: 'se non riesci a dormire puoi sempre leggere, guardare la tv, studiare o fare qualsiasi altra cosa'. Questo genere di frasi irrita profondamente i componenti della setta degli insonni. Il motivo è molto semplice. Chi soffre d'insonnia ha un'unica ossessione: addormentarsi".
Le conseguenze dell'amore
Io invece ne ho un'altra: vorrei che, alle 4.30 del mattino, qualcuno mi finisse per sempre con una vanga.
Non ho (più) un buon rapporto con le vacanze estive al mare.
Anche se io non sono mai stata una che tiene all’abbronzatura (credo infatti di essermi abbronzata soprattutto nei momenti in cui o facevo il bagno o andavo a prendere qualcosa al bar, perché per il resto del giorno mi sistemavo stoicamente sotto l’ombrellone), né alle fescionissime attività legate al mare (uinsèrf, immersioni, snòrcheling – approposito: checcazzo è? – e sicuramente molte altre che mi sfuggono), quasi ogni anno sono andata a trascorrere le vacanze in posti di mare.
Come un processo naturale, così come fanno gli uccelli migratori.
Pareva addirittura essere ovvio, così come l'abbronzarsi in vacanza per la maggior parte della gente: un bisogno fisiologico, primario, quasi scontato.
Mia nonna, per esempio, al mio ritorno da qualsiasi luogo, anche se non proprio in estate, ma nell’imminenza (perfino dopo un breve soggiorno in Finlandia, in maggio), mi diceva: ‘Mah, non sei punto abbronzata. Tu sembri un cencio’. Come se vacanza significasse tornare a casa abbronzati. Indipendentemente dal luogo, dallo stato d’animo, o da questioni di studio o di mero piacere.
Vabbeh, lei forse era troppo datata per fare testo. Per lei che era del 1911, andare al mare, dunque colorirsi al sole del mare, era un vero e proprio godimento, il Signor Lusso.
L’idea che avevano i miei della vacanza faceva eco all’idea di mia nonna. Ma con altre sfumature. Hanno più o meno sempre detestato l’idea di andare ad invischiarsi in quelle torride distese di sabbia e uomini unti, orribilmente sudati e pigiati tra loro, in quel falso ordine di file tracciate da ombrelloni, lettini e sdraio, siamo più o meno sempre stati nella spiaggia libera. La scelta dipendeva dal mese prescelto e dunque dal grado di casino.
Le spiagge libere avevano quel non so che di ‘poveritudine’ che lasciava un velo di imbarazzo ma nel contempo faceva anche un po’ di tenerezza. Nonne con la cuffia a fiori, gente del luogo appena uscita dal lavoro, ma soprattutto ricordo una tizia grassottella e rumorosissima (o bongo) con i fermagli a forma di gerbera che si spalmava d’olio d’oliva.
Lei, ogni anno, era una certezza.
Come il collasso dopo una damigiana di vinaccio.
Con gli anni però, i miei riuscirono a trovare un posto ancor più desolato e ameno: una lunga bretella di spiaggia libera (5 chilometri circa) che incorniciava una riserva protetta.
Qui incrociavamo un bagnante ogni 20 metri (spesso in veste adamitica): un paradiso!
Approfittavo della giornata soprattutto per leggere. Dato che il peso dell’adolescenza non mi permetteva di cercare amicizie del luogo perché mi caricava solo di un’immensa nostalgia per quelli che avevo a casa, preferivo aggrapparmi alle certezze, dunque leggevo.
Una stagione, quella, dedicata alla Carmilla di Le Fanu, al Necronomicon di Lovecraft, ai racconti di Poe, sfumando il tutto con vari numeri di Dylan Dog. E anche con numerosi libretti (a volte letteralmente salvifichi, data la sempre alta concentrazione di best-seller tipo Ken Follett nelle librerie, ehm, edicole, che si trovano nei piccoli centri marittimi) della collana ‘100 pagine 1000 lire’.
La stagione seguente, quella del passaggio da cupa nostalgia ad un ancora pacato (ma pericolosamente prossimo al vorticoso) giramento di coglioni (i miei amici avevano iniziato ad andare in vacanza da soli, e io invece ero con i miei), mi concentravo su Kerouac, ma anche su Hesse (sì, quel frustone). Infine l’Amleto e qualche poesia di Whitman. Un vero e proprio guazzabuglio di letture, quello, che mi mandò in orbita: un meraviglioso inter-rail attraverso l’America, per poi volare in Germania e infine in Danimarca. Non ero con i miei amici, ma almeno anch’io viaggiavo.
Poi ho iniziato ad andare in vacanza per conto mio e la lettura, benché non mi abbandonasse mai, era diventata un’attività marginale: d’altronde a 18 anni, in spiaggia con amici e amiche, ci sono altre priorità.
Solo con l’età adulta si riprende possesso di alcune buone abitudini.
Adesso preferisco leggere.
Preferisco leggere a casa.
Perché in fondo cos’è la vera vacanza? Sudare sotto al sole come operai dell’Anas? Litigare per l’ultimo lettino? Angosciare i propri occhi con interminabili battaglie di sabbia?
Nooo. Non ce la posso fare. Non ce la posso fare più.
(questo post è stato scritto all'ombra, dopo aver terminato 'Norwegian Wood'. A casa, cheddiscorsi)